CATANIA
Cambiare Catania? Cominciamo a cambiare noi
Alla mia domanda: ma i catanesi amano Catania? trovo un consiglio di Mario Leotta, il quale dice:
«Amo la mia città e rispetto le regole del vivere civile, eppure tante volte ho pensato di andare via,
soprattutto per i miei figli. Questo perché molti miei concittadini non riescono a capire che siamo noi stessi la società civile,
che facciamo nel bene e nel male le regole del gioco. L’ordine nelle strade, la sporcizia ovunque, la maleducazione fa ormai
parte di una cultura. Se mandassimo tutti i ragazzi a scuola sarebbe una buona partenza. Bisogna partire dal basso.
E non ci vuole la bacchetta magica, cari amministratori: il nostro grande
sindaco La Ferlita lo seppe fare».
Il messaggio di Vincenzo Paci è sullo stesso tenore perché parla della sporcizia sulle strade, dei cani randagi in libera
circolazione, del parco giochi di via Aurora abbandonato e precisa che nonostante le ripetute segnalazioni a vigili,
polizia e carabinieri non è cambiato nulla.
Cari amici, calma e gesso. La Sicilia dopo l’Unità d’Italia è stata ridotta a una colonia dei poter forti del Nord,
noi con la nostra classica indolenza ci siamo appecoronati alla politica centralista. Da qui l’inerzia, la ricerca
della raccomandazione, la prepotenza, le macchine in terza fila, gli autobus impediti a proseguire,
i sacchetti di spazzatura lungo le strade, gli spazzini che non spazzano: per cui sono saltate tutte le regole
del vivere civile, anche per colpa nostra.
Ci dobbiamo arrendere? Certamente no, dobbiamo protestare finché ce la sentiamo, insegnare ai nostri figli a comportarsi
come si deve, sollecitare i nostri amministratori a provvedere. Sarà una battaglia lunga, ma non possiamo abbandonarla
perché riguarda il futuro di questa terra. Io sono convinto che a poco a poco le cose cambieranno, perché cambiano
i tempi e ci sono nuove soluzioni.
Abbiamo il sole? Sfruttiamolo per dare lavoro ed energia. Abbiamo belle spiagge: facciamo venire investitori turistici.
Ma non mettiamoci sempre di traverso e smettiamola di dire che tanto le
cose non cambiano mai. Cominciamo a cambiare noi.
Matteo Celeste si arrabbia con il presidente Lombardo che «pur essendo il più amato degli italiani non è riuscito a cambiare le cose».
Romano B. scrive di essere stato maltrattato dal medico di turno del «Garibaldi». Alberto Gagliano ci dice che il sistema
satellitare MUOS ad altissima frequenza viene realizzato negli Stati Uniti e in Australia in zone desertiche, e si chiede
perché invece in Sicilia l’esercito Usa lo vuole costruire a due
chilometri da Niscemi.
Ivano Preciso entra anche lui nelle tecnologie e dice che siccome il mondo si sta convertendo all’energia solare non si
capisce perché il presidente Lombardo si è detto disponibile a una centrale nucleare in Sicilia.